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Inviato da : liocorno
Luned́, 07 Giugno 2004 - 05:04 |
Son due giorni che rovisto carte alla ricerca della foto di un "nano" promessa giorni f? a WitchApple, non l'ho ancora trovata, in compenso sta saltando fuori di tutto....Fra l'altro una serie di articoli che scrissi nel 1996 per la rivista "New Age". Spero di fare cosa gradita inviandove uno.
Ricordo un ardente mattino d'agosto:l'umido profumo del mare donava sensualit? e vigore all'asciutta brezza mediterranea. Il sole sferzava implacabile le spoglie alture tra le quali vagavo senza scopo, una di quelle escursioni solitarie che,talvolta,fatalmente divengono itinerari dello spirito, allegoriche rappresentazioni messe in scena con la regia fantasiosa ed incostante della sorte. La vista di un piccolo colle coperto di olivi e la fresca promessa della loro ombra acceler? il mio passo. Raggiunsi la meta quasi trafelato e la gioia puerile dell'agognato ristoro venne turbata da ci? che vidi: l'ameno boschetto non era deserto come me l'ero figurato ma gi? un ospite ne godeva i piaceri. Agitato dal presuntuoso pusore dello sciocco, sentii violata l'intima purezza del mio spontaneo approccio alla natura. Fremetti intimorito, tentennai come tentenna il bimbo cui il limpido cuore sia stato piagato da un'inutile idea di peccato. Impiegai alcuni istanti a sciogliere la tensione e, assecondando la trama del caso, mi mossi in direzione della sagoma intravista nella macchia. Il vecchio sedeva sotto il pi? antico fra gli antichi e nodosi olivi, piegati dalle ere in forme contorte, simili alle angosciose rughe della maschera di un muto, tesa nell'inutile sforzo per un impossibile urlo. Sedeva a poche decine di metri dal punto in cui io mi trovavo ed un vivace gioco di luci e di ombre rendeva incerti i contorni della sua figura, cos? che la pensassi ancora tremula visione ispirata dal morso della canicola. Fu invece la voce di un uomo quella che, sonora e cordiale, salut? la mia apparizione e fu un volto umano ad incorniciare lo sguardo frofondo e ironico che lessi nei suoi occhi. Agostino, questo il suo nome, era una persona semplice, ma forte della gioia di vivere e ricco di cultura e saggezza fecondate nel sudore del lavoro quotidiano. Parlammo per un paio d'ore e quel tempo sembr? sospeso nel nulla, un intervallo involontario e casuale nell'altrimenti orchestrato flusso delle reciproche esistenze. Mentirei se affermassi d'aver conservato memoria di tutto quanto detto o mimato da quel moderno figlio di MagnaGrecia, ma ci? che mai ho scordato fu il messaggio celato tra le pieghe dell'agreste filosofare d'Agostino, il quale narr? qualcosa che io ricordo cos?: "La mia gente abita queste terre e traversa questo mare da migliaia di anni, sottoposto a tante corone da averne perso il novero; il mio popolo mai ha rinnegato l'antico patto di sopravvivenza da sempre stretto con Madre Natura. "La notte imitiamo il vento e le nostre lunghe barche inseguono la luna alla ricerca del pesce. Di giorno, guidati dalla fiammeggiante carezza solare, partecipiamo della terra e della sua vita". Le parole dell'uomo riempivano la mente di immagini e il cuore di sensazioni, mentre osservavo rapito il gioco ipnotico delle sue ruvude dita che, amorose ed instancabili, carezzavano l'aspra corteccia del grande albero. Ispirato dal mio silenzioso consenso, l'anziano continu?....Quando stanchezza e sfiducia pesano sul mio petto vengo qui e sotto questo olivo riposo, cercando pace, equilibrio, speranza...."I vecchi narrano favole, le stesse che udirono durante i giorni della fanciullezza; raccontano sempre le stesse storie, le rivestono del proprio gusto ma ne mantengono inalterata la struttura simbolica, perch? intuiscono che l'evidenza delle cose naturali e ogni apparenza nascondono una maschera misteriosa e potente. Il bimbo che ero ascoltava e ancor oggi rammenta la storia del ramoscello d'olivo, divenuto universale simbolo di pace, in virt? del fatto che solo un uomo saggio e altruista pu? decidere di infiggerlo nella roccia affinch? sia fecondo: questi sa bene che n? lui, n? il figlio godranno i frutti; forse appena un nipote o un estraneo ne potranno beneficiare. "Nella logica simbolica della coltivazione dell'olivo si innerva la radice profonda dell'idea di pace ed a ragione di ci? non potrebbe esistere luogo pi? propizio di un oliveto per quanti anelino alla serenit?". Quella mattina, Agostino, pur non usando le medesime espressioni da me riportate, afferm? alcuni principi sul significato dei quali non potevo equivocare: gli esseri viventi assimilano informazioni e le trasmettono attraverso "sistemi simbolici". L'architettura dei rapporti sociali, la poesia, il sogno, il lavoro, i progetti e quant'altro sono regolato dall'uso, pi? o meno conscio, di rappresentazioni od interpretazioni dei simboli: un esempio eclatante ne sono gli "insiemi" di segni simbolici dai traggono origine gli alfabeti ed il linguaggio. Esiste una simpatia fra i suoni che li coniuga in armonie, vi ? un'impalpabile desiderio di comunione fra le forze e le forme; elementi e molecole dell'arazzo cosmico si inseguono, attraggono e respingono, sovrapponendosi nello spazio e nel tempo in un florilegio di incongrue affinit?, secondo un processo che potremmo definire "Dinamica Simbolica". Miti e fiabe non sono elastici contenitori della smania di fantastico e meraviglioso, bens? preziosi canovacci per la commedia della vita; in essi riposa il germe potenziale delle idee di passato-presente-futuro e rappresentano il riflesso emotivo dell'arcano mosaico di immagini archetipe legate all'evoluzione animale. Agostino volle insegnare qualcosa che moltissimi intuiscono e alcuni comprendono: tutte le espressioni del creato concorrono a comporre un'unico, forse indecifrabile, disegno i cui significati sono interdipendenti e polivalenti. Annichilita da tale immensit? concettuale, la mente umana chiama in suo soccorso il potere ancestrale della psiche, la quale risolve il nodo gordiano di Eros e Thanatos, affidandosi ad un'arma allegorica: la spada che taqglia quanto non sia soggettivamente compatibile allo spirito di sopravvivenza. L'uomo ha costellato di icone simboliche l'itinerario della civilt?, quasi volesse segnare il proprio percorso a beneficio della memoria collettiva della specie, engrammando nel patrimonio atavico ogni sintesi spirituale, qualunque ricetta volta al raggiungimento del benessere interiore, tutti i fallimenti e la conseguente dannazione. Nel nostro tempo il pensiero, la tecnica, i sogni...hanno accelerato la propria corsa, lanciandosi in un galoppo sfrenato e, al cavaliere, la visione del mondo fenomenico appare fugace e confusa; male non farebbe concedersi qualche sosta, gratificando il nostro mondo interiore con limpide e proficue meditazioni sulle immagini ancestrali, magari ruzzando il mazzo dei tarocchi; semprech? si rammenti il rispetto dell'armonia dei contrari, per cui l'arcano numero tredici rappresenta la morte, ma simboleggia la dinamica del cambiamento ed il seme glorioso della rinascita......per? questa...? un'altra storia.....Liocorno.
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